Due superlatitanti del clan Contini sono stati arrestati dalla polizia a Barcellona. Si tratta di Paolo Di Mauro, 58 anni, inserito tra i 30 latitanti più pericolosi e di Luigi Mocerino, 58, inserito tra i 100 latitanti più pericolosi. Paolo Di Mauro viene ritenuto dagli inquirenti l’attuale reggente del clan camorristico Contini, attivo nella zona del Vasto e dell’ Arenaccia. Luigi Mocerino era il responsabile, per conto del clan, del traffico internazionale di droga. FATTURATO MAFIA Un fatturato di 135 miliardi di euro ed un utile di 70 miliardi. È il business della ‘mafia spà, che nel 2009 ha rafforzato la sua posizione di prima azienda italiana, in continua crescita con pesanti conseguenze per commercianti ed imprenditori che subiscono 1.300 reati al giorno, quasi uno al minuto. Queste le cifre del rapporto Sos impresa presentato oggi da Confesercenti. In tempi di crisi economica è di difficoltà di accesso al credito, il Rapporto evidenzia il boom dell’usura nel 2009: oltre 200mila commercianti colpiti (ma le posizioni debitorie sono circa 600mila, indice di indebitamenti con più strozzini), con un giro d’affari attorno ai 20 miliardi di euro. Esplode l’usura di giornata con soldi prestati al mattino e ritirati con una maggiorazione del 10% la sera. Il numero di denunce per usura appare però «ancora assai esiguo rispetto alla pericolosità del fenomeno criminale» (5.400 nel 2008). Invariato il racket delle estorsioni: 150mila i commercianti taglieggiati per complessivi 6 miliardi di euro. Il fenomeno, sottolinea Confesercenti, non aumenta solo perchè si registra un netto calo degli esercizi commerciali e l’aumento di quelli di proprietà mafiosa. Ed anche il racket si adegua ai tempi, diventando ‘pizzo in mascherà, con gli estorsori che aprono partite Iva, ovvero camuffano l’attività criminale offrendo beni o servizi legali: gadget costosi e inutili come calendari, penne, agende; ma anche imponendo merci, servizi, manodopera. In tempi di crisi si utilizzano anche altre forme, come contributi all’organizzazione” in occasione di festività o organizzando gratuitamente matrimoni o battesimi per la famiglia mafiosa. Al primo posto degli interessi mafiosi compare l’edilizia in tutte le sue fasi, ma è costante l’attenzione alle attività commerciali e turistiche con particolare riguardo al franchising ed alla media e grande distribuzione. Per quanto riguarda quest’ultima, si evidenzia l’interesse delle mafie sui centri commerciali, funzionali al riciclaggio di denaro sporco. Molto seguito dai criminali è ancora il settore dei giochi e delle scommesse e l’industria del divertimento. Una vera miniera è poi rappresentata dai mercati ortofrutticoli che da sempre hanno rappresentato un luogo naturale per gli affari delle mafie. L’intero comparto agricolo, anche a causa della crisi grave crisi economica che sta attraversando e che porta al Sud migliaia di immigrati senza lavoro (vedi caso Rosarno), rischia più di altri di essere aggredito dalle mafie. L’abigeato, ad esempio, è un reato antico, ma in continua crescita. Ogni anno spariscono circa 100mila animali, essenzialmente mucche e maiali, ma anche cavalli, agnelli e pecore. Dall’antico al moderno, la criminalità investe anche su internet: sono infatti in costante crescita le frodi informatiche, in particolare la clonazione di carte di credito ed il phishing. La crisi economica, inoltre, non sembra toccare il mercato del falso e della contraffazione, che movimenta un giro d’affari di 7,8 miliardi di euro l’anno. Il 50% del fatturato dell’industria del falso si riferisce a capi d’abbigliamento e moda, seguito da pirateria musicale, audiovisivi e software. GLI STIPENDI DEI BOSS Anche se la crisi economica «ha pesato un poco sugli stipendi dell’azienda criminale», si può calcolare «una vera e propria ‘mesatà per i componenti delle organizzazioni criminali». È il Rapporto Sos Impresa ‘Le mani della criminalità sulle impresè, presentato oggi a Roma presso l’auditorium di Confesercenti, a fornire le cifre relative agli ‘stipendì dei mafiosi: un compenso stabilito «ovviamente, senza contratti e senza sindacati o scioperi e che prevede per gli incarichi più modesti (sentinella o palo) 1.000-1.500 euro al mese (cifre simili per gli esattori di zona) per salire ai 3-6.000 euro di un vice capo zona, ai 2.500-25mila euro per autori di attentati ed omicidi e ai 10-40mila del capoclan». ‘Taglì di risorse hanno subito anche i detenuti e i latitanti, «mentre aumentano le spese legali». SEQUESTRATI 550 MLN AL CASSIERE DI MESSINA DENARO La Direzione Investigativa Antimafia e il GICO della Guardia di Finanza di Palermo hanno sequestrato il patrimonio aziendale, societario e personale di un imprenditore agrigentino, condannato, con sentenza definitiva, per associazione mafiosa. Il provvedimento, che ha portato al sequestro di beni per un valore che supera i 550 milioni di euro, è stato adottato dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento, su proposta del direttore della DIA e della Dda di Palermo. Maggiori dettagli sull’operazione saranno illustrati , alle ore 10,30, nel corso di una conferenza stampa, al Palazzo di Giustizia di Palermo. L’imprenditore agrigentino colpito dal provvedimento di sequestro è Rosario Cascio, 75 anni, di Santa Margherita Belice già condannato, in via definitiva, per associazione mafiosa in seguito al processo scaturito dalle accuse del pentito Angelo Siino. Cascio, che è residente a Patanna (Trapani), viene considerato dagli inquirenti uno dei «cassieri» del boss latitante Matteo Messina Denaro. Secondo gli investigatori l’uomo, proprietario di diversi impianti per la lavorazione del calcestruzzo, sarebbe a capo di una vera e propria holding mafiosa che era già stata colpita un anno fa da un altro provvedimento di sequestro di beni per un valore complessivo di 400 milioni di euro. COMPLIMENTI DIA «È stato raggiunto un eccellente risultato». Così il direttore della Direzione investigativa antimafia, il generale dei carabinieri Antonio Girone, si è complimentato con gli uomini del centro operativo della Dia di Palermo che, assieme alle sezioni di Trapani e Agrigento e alla Guardia di Finanza, hanno condotto le indagini che hanno portato al sequestro di beni per oltre 550 milioni all’imprenditore Rosario Cascio. Girone è andato questa mattina a Palermo per visitare il Centro operativo della Dia e incontrare i vertici della Direzione distrettuale antimafia.L’attività di sequestro degli ingenti beni intestati a Cascio è anche il frutto di un’articolata proposta del Direttore della Dia poi confluita nel decreto di sequestro emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento.


