Il Gup del tribunale di Milano Simone Luerti ha rinviato a giudizio, come chiesto dal pm Alfredo Robledo, quattro banche: Deutsche Bank, Ubs, JpMorgan e Depfa Bank e 13 persone tra le quali l’ex city manager del Comune di Milano Giorgio Porta e il consulente Mauro Mauri. L’accusa è di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le banche avrebbero avuto un guadagno illecito di circa 100 milioni di euro ai danni dell’amministrazione comunale a seguito di una operazione in derivati su un bond da 1,68 miliardi di euro. Il processo inizierà il 6 maggio prossimo. I NOMI DELLE PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO Sono undici i manager dei quattro istituti di credito, anch’essi rinviati a giudizio in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, che saranno processati a Milano a partire dal prossimo 6 maggio per la vicenda della truffa dei derivati del Comune di Milano. Il gup Simone Luerti ha disposto il processo di Gaetano Bassolino, figlio del presidente uscente della Regione Campania, Matteo Stassano e Alessandro Foti, dirigenti o ex dirigenti di Ubs; per Tommaso Zibordi e Carlo Arosio di Deutsche Bank; per Antonia Creanza, Fulvio Molvetti, Simone Rondelli e Francesco Rossi Ferrini di JP Morgan e per Marco Santarcangelo e William Francis Marrone per Depfa Bank. Tutti e undici sono accusati di truffa aggravata in concorso con Giorgio Porta, ex direttore generale di Palazzo Marino e Mauro Mauri, esperto incaricato della ristrutturazione del debito comunale. Anche Porta e Mauri sono stati rinviati a giudizio. ALBERTINI: «IO MAI INFORMATO» L’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini ha confermato la fiducia nei suoi due collaboratori, Giorgio Porta e Mauro Mauri, rinviati a giudizio per truffa insieme alle quattro banche con cui l’amministrazione stipulò nel 2005 4 contratti di derivati ma ha sottolineato che non era nei suoi compiti il controllo dei loro atti amministrativi. «Ho la massima fiducia nelle persone che lavorarono con me – ha affermato Albertini – perchè mai ho avuto esperienza di essere deluso nè quanto meno truffato: ma sul loro agire non posso dire nulla perchè non sono mai entrato nei particolari delle loro responsabilità di gestione, visto che tra l’altro questo non compete a chi ha la responsabilità politica. Se truffa c’è stata saranno i tribunali a stabilirlo». Albertini è tornato a difendere la decisione politica di ristrutturare il debito tramite un bond di 1,6 miliardi di euro collegato a quattro contratti di derivati, ricordando che «quella operazione ha portato in quattro anni a 198 milioni di risparmio alle casse del Comune». Ma nel merito dell’accusa di truffa legata alle cosiddette commissioni occulte l’ex sindaco ha preferito non esprimersi. «Nel confermare la mia fiducia nell’operato della magistratura – ha concluso – mi stupisce che, se truffa c’è stata, i truffatori siano solo il direttore generale e un consulente a latere, visto che dell’operazione si occuparono attivamente anche il segretario generale, il capo dell’avvocatura e il ragioniere capo». MAURI: «IO ESTRANEO» Mario Mauri si ritiene «estraneo a qualsivoglia ipotesi di illecito» nell’ambito dell’inchiesta sui derivati del Comune di Milano. In un comunicato il consulente precisa infatti di essere rimasto «sorpreso e allibito dal rinvio a giudizio deciso in data odierna dal Gip di Milano». «Fin dal primo giorno sono rimasto estremamente sorpreso del mio coinvolgimento nelle indagini relative alla vicenda derivati Comune di Milano», prosegue Mauri, sottolineando di non essere «mai stato un esperto di derivati, campo nel quale mai ho operato». «Tutto quello che ho fatto è stato partecipare quale consulente esterno del comune a una commissione tecnica, durata lo spazio di 24 ore e riunitasi per 2 ore a Londra per il pricing del Bond. Questa commissione, composta da me e da due alti dirigenti del comune di Milano, peraltro non indagati, ha recepito accordi e intese raggiunte in precedenza tra il comune e le banche che si sono occupate dell’emissione obbligazionaria». «Sono pertanto sereno e fiducioso in vista del dibattimento – conclude Mauri -, dove sono sicuro che verrà dimostrata la mia totale estraneità ai fatti in contestazione e l’assoluta infondatezza delle accuse mossemi». PD: «COMUNE SI COSTITUISCA COME PARTE CIVILE» «Do per scontato che il Comune di Milano si costituirà parte civile nel processo sui derivati, perchè ora l’obiettivo è arrivare a un risarcimento dei danni in tempi rapidi». Con queste parole Davide Corritore, il consigliere comunale del Pd che per primo lanciò l’allarme sui contratti di finanza derivata sottoscritti da Palazzo Marino ha commentato il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dei 4 istituti di credito. Corritore ha voluto rivendicare il ruolo giocato del Pd nella vicenda che oggi è sfociata nel primo processo in Italia per derivati, sottolineando «l’atteggiamento costruttivo da parte dell’opposizione, volto in primo luogo a tutelare il patrimonio del Comune di Milano». «Ma questo atteggiamento – ha chiosato Corritore – non può impedire un giudizio politico duramente critico nei riguardi di chi era chiamato a difendere la finanza del Comune: il fatto che sia stato rinviato a giudizio l’allora city manager di Palazzo Marino è un fatto gravissimo, perchè lascia aperto il sospetto che chi avrebbe dovuto tutelare gli interessi dell’amministrazione (rpt: amministrazione) abbia invece partecipato alla truffa». PRIMO PROCESSO DEL GENERE IN ITALIA Il processo, che si svolgerà davanti un giudice monocratico della quarta sezione penale del tribunale di Milano, è il primo del suo genere in Italia e probabilmente anche a livello mondiale. L’unico precedente riguarda una sentenza a Londra di un tribunale amministrativo nella quale si diceva che i comuni non possono sottoscrivere contratti derivati. In Italia ci sono altre inchieste sui derivati sottoscritti da amministrazioni locali ma sono tutte in fase di indagini ancora in corso. Per la procura di Milano questo rinvio a giudizio, secondo quanto appreso, rappresenta una tappa di un percorso, un passaggio delicato, ma comunque un passaggio, di un processo più lungo. “E’ UNA TAPPA DI UN PERCORSO” «Questa è la tappa di un percorso, è un passaggio delicato»: è quanto si è limitato a dire il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, titolare dell’inchiesta con al centro una presunta truffa per la vicenda dei derivati del Comune di Milano e per la quale oggi sono stati mandati a processo quattro banche con undici loro dirigenti, l’ex city manager e un consulente di Palazzo Marino. Come è stato fatto notare il processo, che si aprirà a Milano a maggio, sarà il primo caso a livello internazionale di processo penale agli istituti di credito. L’unico precedente riguarda una sentenza amministrativa pronunciata in Inghilterra negli anni Novanta e che invitava i comuni a non sottoscrivere contratti derivati con le banche. ECCO COSA SONO I DERIVATI Si chiamano swap, future, opzioni o forward: sono i cosiddetti derivati, principali protagonisti della crisi finanziaria mondiale degli ultimi anni. La caratteristica di questi strumenti finanziari è quella di avere un valore che deriva da quello delle attività sottostanti, quali ad esempio valute, merci, titoli, crediti, indici finanziari o di altro tipo. I derivati sono nati per coprire le imprese e le istituzioni da una serie di rischi legati alle loro attività: tra questi il rischio di cambio, quello di tasso di interesse, il rischio di oscillazione dei prezzi delle materie prime. Nel corso degli anni ’90, si sono poi estesi ad altre aree, quale quella del rischio di credito. Questi strumenti finanziari possono essere quotati sui mercati regolamentati e quindi standardizzati per scadenze, ammontare e termine di consegna, oppure configurati sulle specifiche esigenze del contraente, ed hanno spesso per oggetto attività e/o scadenze non disponibili nei mercati organizzati (cosiddetti ‘Over the Counter’, Otc). Uno swap, in particolare, implica un accordo privato tra due parti che si scambiano flussi di cassa a date certe, secondo una formulazione predefinita tra di esse. I flussi di cassa possono essere espressi nella stessa valuta oppure in valute differenti. La determinazione della quantità di flussi da scambiarsi richiede una variabile sottostante. Spesso questa è un tasso di interesse. Con questi contratti si possono scambiare un tasso di interesse fisso con uno variabile, un importo in una valuta con un importo in una valuta diversa. I future, invece, sono contratti per l’acquisto o la vendita di quantità standardizzate di merci, valute, attività finanziarie, ad un prezzo e ad una data futura prestabiliti. Quanto infine all’opzione, consiste in un diritto, ma non in un obbligo, a comprare o a vendere un certo bene (ad esempio un titolo azionario) ad un prezzo prefissato, entro o a una certa data.


