Sono da oggi al vaglio del procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara gli atti dell’inchiesta della magistratura di Trani sulle presunte pressioni che sarebbero state esercitate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei confronti del commissario Agcom Giancarlo Innocenzi per la chiusura di «Annozero». Secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio, il carteggio, circa mille pagine, sarà ora esaminato non solo dal massimo responsabile dell’ufficio, ma anche dall’aggiunto Alberto Caperna e dai sostituiti Caterina Caputo e Roberto Felici. Quindi ci sarà, a breve, l’iscrizione nel registro degli indagati del presidente del consiglio, a Trani finito sotto inchiesta per minacce e concussione, e la trasmissione degli atti per competenza, entro 15 giorni a partire da oggi, al tribunale dei ministri. Ipoteticamente gli inquirenti, in sede di esame degli atti, potrebbero configurare anche fattispecie di reato diverse da quelle ipotizzate dai colleghi di Trani. Il collegio competente per i reati svolti nell’esercizio delle funzioni ministeriali, entro 90 giorni dal ricevimento del fascicolo, a meno che non intervenga archiviazione, restituirà gli atti alla procura per le richieste conclusive: queste potranno essere di archiviazione del procedimento o di rinvio a giudizio dell’indagato. RAI CHIEDE GLI ATTI Viale Mazzini chiederà alla procura di Trani gli atti dell’inchiesta Rai-Agcom. Nessun audit, dunque, viene avviata sul direttore generale Mauro Masi, che oggi in cda sottolinea la volontà di andare avanti. Solo quando le carte saranno disponibili, si valuterà se aprire eventualmente un’istruttoria. Questo l’orientamento emerso dal consiglio di amministrazione, non senza contrasti: se il presidente Paolo Garimberti rivendica di aver proposto una linea «rispettosa delle regole», i consiglieri di minoranza Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten si dicono «sbigottiti e sconcertati» per il mancato avvio immediato dell’audit. «Piena e totale fiducia a Masi», invece, da parte della maggioranza. A una settimana dal rinvio della precedente riunione, sull’onda delle polemiche sulle intercettazioni pubblicate da alcuni giornali – e in particolare sulle parole di Masi relative alla rimozione di Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre – il clima in cda oggi è ugualmente teso, con Rizzo Nervo e Van Straten pronti a ribadire la richiesta di dimissioni del dg. MASI, NIENTE PASSI INDIETRO In un lungo intervento, di oltre un’ora, Masi ribadisce che non farà alcun passo indietro: «Per me – sottolinea – contano gli atti e i fatti aziendali. Mi sono sempre comportato nel pieno rispetto delle regole. Ho mandato in onda tutte le trasmissioni cercando soltanto di garantire la loro conformità alle normative vigenti. Ho sempre cercato di garantire il massimo del pluralismo e dell’equilibrio nell’informazione e nominando in una ottica di rinnovamento personaggi come Minzolini, Orfeo, Berlinguer, Maccari, De Paoli, Preziosi». Garimberti punta invece, come aveva già annunciato, sulla necessità di fare chiarezza nel rispetto delle regole Rai: una linea aziendalista, insomma, che alla fine passerà. «Prima le carte, poi eventualmente l’audit: questa era l’unica via corretta e pragmaticamente percorribile tenuto conto anche che è la prima volta che un audit potrebbe riguardare un direttore generale», rivendica il presidente, che oggi avrebbe anche votato a favore dell’audit, ma strategicamente ha scelto di non portare avanti questa proposta perchè sarebbe stata bocciata subito dalla maggioranza. Già alla luce delle polemiche dei giorni scorsi, Garimberti a inizio settimana aveva chiesto formalmente a Masi di valutare l’opportunità di acquisire ufficialmente gli atti della magistratura di Trani e il dg aveva rapidamente risposto di aver già attivato la direzione competente in tal senso. Se dalla valutazione delle carte si dovesse decidere di andare avanti si potrebbero aprire due diversi audit: uno sul direttore del Tg1 Minzolini, su cui il giudizio spetterebbe a Masi, e uno sul dg, cha andrebbe invece valutato dal presidente e dal cda, come prevede il Codice etico della Rai. «Di fronte ad una vicenda che ha riempito le cronache dei giornali ed ha ferito l’immagine del servizio pubblico sollevando dubbi sull’indipendenza e l’autonomia del direttore generale – commenta polemico Rizzo Nervo – non è stata tenuta in alcun conto la prassi aziendale in casi simili, cioè di aprire con tempestività un’indagine interna, e si è deciso in sostanza di prender tempo». Dalla maggioranza, invece, il consigliere Antonio Verro sottolinea con soddisfazione come il cda abbia «deciso a maggioranza di non inseguire i giornali: sulla base di indiscrezioni giornalistiche non si dà il via libera a nessun audit». In cda si è anche discusso della ricollocazione di Ruffini, che era stato destinato a Rai Digit e che intanto ha fatto causa per chiedere il reintegro alla guida di Raitre. Se ne riparlerà tra una settimana: si è deciso infatti di chiedere approfondimenti sul piano editoriale dei nuovi canali digitali, in particolare sugli aspetti organizzativi e finanziari. A parte un breve passaggio su Raiperunanotte, la serata-evento organizzata da Michele Santoro per domani a Bologna (con la richiesta di Verro a Masi di vigilare sulla possibile violazione del contratto di esclusiva da parte del conduttore di Annozero), in cda si sarebbe fatto anche un accenno all’accordo quadro con la Lux Vide (fino al 2015 per un ammontare di circa 30 milioni), con un invito al dg a rinegoziare al meglio le condizioni contrattuali.


