Si è conclusa in piazza S.Giovanni, a Roma, la manifestazione organizzata da Emergency a sostegno dei tre operatori arrestati in Afghanistan. La folla sta ora lasciando la piazza ordinatamente sulle note, diffuse dal palco, di ‘Il mio nome è mai piu», la canzone pacifista interpretata da Jovanotti, Ligabue e Piero Pelù. CECILIA STRADA: “DI NUOVO IN PIAZZA SE NON LI LIBERANO” «Spero di avere notizie positive dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan nei prossimi giorni, ma se non saranno liberi entro sabato prossimo ci ritroveremo di nuovo qui in piazza sabato prossimo». Lo ha detto la presidente di Emergency, Cecilia Strada, salutando i cittadini che oggi hanno partecipato alla manifestazione di solidarietà per i tre operatori dell’organizzazione umanitaria. STRADA: “STRACCI BIANCHI ALLE FINESTRE” A chiusura della manifestazione di oggi pomeriggio a Roma, a favore di Emergency, il fondatore dell’organizzazione, Gino Strada, ha invitato tutte le persone a casa ad appendere stracci bianchi alle finestre, «perchè non vogliamo terrorismo, violenza e guerra nel futuro dei nostri figli». Gino Strada ha ringraziato tutta la piazza e tutte le persone arrivate a Roma per essere state con Emergency. ORGANIZZATORI: “SIAMO PIU’ DI 50MILA” Sono più di 50 mila le persone che partecipano questo pomeriggio, in piazza San Giovanni a Roma, alla manifestazione a sostegno dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan: lo hanno reso noto gli stessi organizzatori. «Sono 50 mila cittadini – commenta Cecilia Strada – che si sono fatti un’idea di ciò che sta succedendo». È una mobilitazione non da poco, le viene fatto osservare, soprattutto considerando che si è trattato di un appuntamento organizzato in tre giorni e senza il contributo nè di partiti nè di sindacati. «Evidentemente – risponde la presidente di Emergency – il nostro lavoro viene apprezzato dai cittadini italiani». FRATELLI PAGANI: “NOI MAI ILLUSI” «Nessuno ha mai detto che avrebbero liberato Matteo, sono false notizie pubblicate dalla stampa. Non ci siamo mai illusi»: così Jacopo e Simone, i due fratelli di Matteo Pagani, il più giovane dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan sabato scorso. «Abbiamo un filo diretto con l’ambasciata italiana a Kabul e con la Farnesina, loro ci hanno detto di pazientare, che non sono cose che si risolvono in 24 ore. Ma ci ha cambiato la vita sapere dov’è Matteo e che sta bene». I fratelli Pagani sottolineano la grande solidarietà che la loro famiglia sta ricevendo in questi giorni: «C’è una marea di gente che ci sostiene anche su Facebook, dove ci sono più di due gruppi di sostegno, uno con sette mila iscritti e l’altro con 2.500». Alla domanda su cosa possa provare Matteo in questi giorni, rispondono che lui è l’unico dei tre fratelli «a potersela cavare: resta sereno e obiettivo anche nella situazioni peggiori». Pensate che si sia pentito della strada intrapresa? «Assolutamente no, se sarà costretto a tornare si sentirà triste per non aver potuto finire il suo lavoro in Afghanistan. Questa esperienza non lo fermerà, prima o poi ripartirà, non riesce a stare fermo in un posto». MANNOIA, FABI E SILVESTRI SUL PALCO Sul palco di Emergency, allestito a Piazza San Giovanni a Roma per chiedere la liberazione dei tre operatori arrestati in Afghanistan, anche cantanti come Daniele Silvestri, Fiorella Mannoia e Nicolò Fabi. «Ho poche certezze – ha detto Fiorella Mannoia parlando con i cronisti – ma una è l’integrità morale di Gino Strada e di chi lavora con lui. È certo che i nostri connazionali sono estranei alle accuse. Sono qui per farli sentire meno soli e per chiedere al governo di affrontare il tutto con più energia». Daniele Silvestri ha poi aggiunto che ha accettato l’invito di Emergency per essere vicino a quei ragazzi e «distinguersi dal modo in cui il governo ha gestito la situazione: spero – ha aggiunto – che i prossimi passi smentiscano questo pensiero. Il nostro governo ha la forza per farsi sentire, altri Stati avrebbero agito in altro modo. Qui siamo giunti al paradosso – ha concluso – che dobbiamo ricordare che esiste la presunzione d’innocenza». VENDOLA: “MOSTRARE ORRORI GUERRA E’ SOVVERSIVO” «Emergency rappresenta un testimone scomodo e forse per questo vogliono chiudere i suoi ospedali. Testimoniare l’oscenità della guerra in questi tempi è diventata un’attività sovversiva»: lo ha detto il Governatore della Puglia, Nichi Vendola, a margine della manifestazione a sostegno di Emergency. Secondo Vendola la presenza italiana sui teatri di guerra «non è più peacekeeping, ormai siamo di fronte a missini warkeeping. Ciò dovrebbe essere incompatibile con la nostra Costituzione. C’è un regresso, si fa fatica a ritrovare i valori. Emergency ci ricorda qualcosa che abbiamo dimenticato: l’insopportabilità della guerra, dei suoi apparati militari e industriali, della sua retorica – ha aggiunto -, delle menzogne che ne sono i fondamenti. Siamo alla beffa di sentirci fare la lezione da un qualunque Luttwak, che indica nelle Ong la vera minaccia alla pace. È un mondo Orwliano. I pacifisti devono con più coraggio rimettere in pista le parole che mancano, che sono sepolte nella nostra coscienza». STRADA: “ONU LAVORA CON NOI PER LIBERARE OPERATORI” Le Nazioni Unite sono al lavoro insieme ad Emergency per ottenere la libertà dei tre operatori arrestati in Afghanistan: lo ha reso noto il fondatore di Emergency Gino Strada. «L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan Staffan De Mistura – ha detto Strada – ha annunciato il sostegno a Emergency e ha detto che l’Onu e la nostra organizzazione lavorano insieme per la libertà dei nostri operatori. Ne siamo contenti». Strada ha sottolineato la grande solidarietà che la sua organizzazione ha ricevuto in questi giorni, anche in Afghanistan. «Il vice presidente Massud, il ministro della Difesa, quello degli Interni, tanti leader afgani si sono detti dalla nostra parte. Ci hanno detto che quest’affare è una montatura e che Emergency non c’entra. Gli afgani questo lo sanno. Hanno paura di perdere l’ospedale e Emergency». Strada ha poi aggiunto che «Emergency ha subito violenze in Afghanistan come anche in Italia. Sono stufo di ricevere insulti da chi non fa neanche lo sforzo di pensare. Politici e pseudo-giornalisti hanno lanciato infamità contro di noi, bugie su bugie. Perchè ci trattano così? Perchè pensano che siamo parte avversa, ma noi non siamo da nessuna parte. E i cittadini italiani non sono interessati a queste logiche, gli italiani ripudiano la guerra così come dice anche la nostra Costituzione». «Abbiamo curato i talebani? Certo – ha aggiunto – abbiamo curato tutte le persone colpite dalla guerra e dal terrorismo, perchè è nostro dovere di medici e perchè è ciò che dicono tutti i trattati internazionali. Talebani e talebini, Osama e Obama punto». Infine Gino Strada si è detto fiducioso che presto i tre operatori torneranno a casa. CASO PASSA A PROCURA KABUL La vicenda dei tre operatori italiani di Emergency arrestati in Afghanistan verrà affidata alla procura di Kabul. Così avrebbe riferito il capo dei servizi di sicurezza afgani, secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche. Questa decisione aprirebbe la possibilità di nominare dei legali difensori per i tre italiani. BAMBINI SENZA CURE A LASHKARGAH «Se penso a loro, a tutti quei piccoli che stavamo curando e che ora chissà dove sono, mi si stringe il cuore». Lo afferma a Peacereporter una delle quattro operatrici sanitarie italiane ‘evacuatè dall’ospedale di Emergency di Lashkargah, sottolineando che le «viene da piangere» dopo il forzato abbandono dell’ospedale nell’Helmand. Nel servizio di Peacereporter, l’agenzia vicina ad Emergency, si sottolinea che al di là dell’angoscia per la sorte dei tre operatori arrestati «a rattristare il personale della ong di Gino Strada c’è anche il destino, ormai segnato, della popolazione di Helmand. Di quei bambini, di quelle donne, di quegli anziani doppiamente vittime di questa guerra, che toglie loro non solo la pace, la salute e spesso la vita, ma anche il diritto umano di ricevere cure adeguate e gratuite». L’unico ospedale funzionante della provincia, quello di Bost, non garantisce standard di assistenza adeguati. Racconta l’infermiera: «eravamo andati in visita al Bost Hospital solo pochi giorni prima di questa storia. Abbiamo visto i corridoi sporchi di feci dei pazienti, c’era un odore nauseante. Le condizioni di quella struttura sono indescrivibili». Secondo PeaceReporter, la gente del posto ha ora «comprensibilmente paura di protestare contro la chiusura dell’ospedale o di esprimere il suo sostegno all’ong italiana. Con l’aria che tira laggiù, chiunque lo facesse finirebbe immediatamente in galera con l’accusa di essere un talebano». E «nessuna telecamera racconterà lo sconforto dei genitori» di tutti quei bambini «quotidianamente sfigurati da bombe e mine che ora non potranno più contare sulle cure, gratuite, dello ‘shafahan imergensì». PeaceReporter sottolinea che la popolazione afgana di Kabul e delle province vicine ha deciso di testimoniare la sua solidarietà a Emergency con una raccolta di firme. In tre giorni sono arrivate alla sede dell’ong a Kabul 8.245 firme (fino alle 16 locali di venerdì), molte delle quali date sotto forma di impronte digitali. L’iniziativa è stata dello staff locale di Emergency. «Quando abbiamo detto loro che in Italia si stavano raccogliendo firme di sostegno – spiega la responsabile dell’ospedale di Emergency in Panshir – si sono proposti di fare altrettanto con un entusiasmo che ci ha lasciati incantati. Ci hanno detto che non vogliono che finisca come nel 2007, quando Emergency fu costretta a chiudere tutti i suoi ospedali nel paese. Anzi, loro hanno detto ‘i nostrì ospedali». INCATENATI IN PIAZZA È iniziata dal palco di piazza San Giovanni in Laterano a Roma la manifestazione in favore dei tre operatori italiani di Emergency arrestati in Afghanistan. Ai piedi del palco montato in senso opposto a quello delle consuete manifestazioni a San Giovanni e sul quale campeggiano le foto dei tre italiani e il grande striscione ‘Io sto con Emergency’ sono molte le bandiere bianche con il logo rosso dell’Associazione. Un logo che è ripetuto anche sulle tante magliette indossate dai partecipanti e che sono in vendita nei gazebo allestiti ai margini della piazza. Costano 5 euro, spiegano i volontari, e il ricavato andrà all’Associazione umanitaria. Oltre alle bandiere di Emergency molti anche i vessilli arcobaleno della pace: uno in particolare, lungo alcuni metri, è stato disteso al centro della piazza. Tanti gli accenti delle regioni italiane che si sentono tra i manifestanti, molti dei quali seduti sul prato. In particolare spiccano quelli del nord Italia come testimoniano alcuni striscioni ‘Io sto con Emergency’ che provengono da Modena e da Ferrara, ma ci sono anche delegazioni da Napoli oltre chè naturalmente dalla capitale. Qualcuno indossa dei cartelli al collo: su alcuni è scritto ‘Confesso: io sto con Emergency’ mentre su altri è scritto ‘Professione: esportatore di pacè. In piazza, come era stato auspicato dagli organizzatori, non si vedono bandiere di partito. CECILIA STRADA: “LI VOGLIAMO LIBERI E INNOCENTI” «Li vogliamo liberi subito. Ma devono tornare liberi e innocenti. Non accetteremo che resti la minima ombra sul loro operato»: così Cecilia Strada, figlia di Gino e presidente di Emergency, nel suo intervento dal palco della manifestazione, in piazza San Giovanni, a sostegno dei tre operatori arrestati in Afghanistan. «Non deve passare – ha aggiunto – il messaggio che sono stati cacciati dall’Afghanistan o che c’è stata una soluzione politica, non deve restare la minima ombra. Devono tornare da liberi e innocenti». Cecilia Strada ha quindi sottolineato che «la vera forza di Emergency sono i cittadini. Non avevamo dubbi che saremmo stati sommersi oggi da cittadini che non sono ignoranti o stupidi, che non si fanno infinocchiare da ciò che leggono sui giornali ma hanno le loro opinioni». La figlia di Gino Strada ha poi letto un messaggio inviato dall’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ed ha annunciato che anche a Boston, di fronte al Mit, è in programma una manifestazione a favore di Emergency. INCATENATI A ROMA Un gruppo di volontari di Emergency si è simbolicamente incatenato in piazza San Giovanni a Roma dove è da poco iniziata la manifestazione in sostegno dei tre operatori arrestati in Afghanistan. «Anche noi abbiamo confessato – spiega Peppe, che è arrivato a Roma da Napoli insieme con un gruppo di volontari – quelle accuse sono solo una bufala, tanto è vero che volevamo portare in piazza le mozzarelle». Peppe ha spiegato di essere iscritto ad Emergency dal ’94 «e quindi conosco tutti, anche i tre arrestati. A parte le loro storia posso assicurare che sono persone che lavorano 26 ore al giorno: ciò che è successo è stato un vero atto di follia». Un altro operatore è molto critico nei confronti del governo: «Un governo sano – ha spiegato – prima porta a casa i suoi e poi ragiona». E sono tanti attorno a loro i cartelli che contestano la condotta dell’Esecutivo: ‘Emergency unico orgoglio nazionalè, ‘Io sono per la pacè e ‘Tre gradi di giudizio per giudicare un politico, un minuto per distruggere Ginò. Un altro cartello contesta invece la politica estera del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che viene definito ‘Nobel per la guerrà. Alla manifestazione è presente anche alcuni aderenti al movimento del «Popolo Viola» che espongono uno striscione: «Il Popolo c’è – liberi subito». IANNUCCI CONSEGNA LETTERA A KARZAI L’inviato speciale del ministro degli Esteri Franco Frattini, ambasciatore Iannucci, accompagnato dall’Ambasciatore Glaentzer,ha recapitato al Presidente Karzai il messaggio del ministro degli Esteri Frattini e la lettera del Presidente del Consiglio Berlusconi relativi alla vicenda dei tre cittadini italiani arrestati. Lo rende noto la Farnesina. IANNUCCI VEDE KARZAI L’inviato della Farnesina a Kabul, Massimo Iannucci, è stato ricevuto oggi dal presidente afghano Hamid Karzai per un incontro che si è tenuto nel palazzo presidenziale nella capitale afghana. Lo ha riferito all’ANSA il portavoce della presidenza. Non si hanno tuttavia dettagli sui contenuti dei colloqui. Iannucci, inviato del ministro degli esteri Franco Frattini in Afghanistan, è giunto nel Paese nei giorni scorsi per occuparsi dell’arresto dei tre operatori italiani di Emergency. Ieri, insieme con l’ambasciatore italiano italiano a Kabul Claudio Glaentzer, ha incontrato i tre cooperanti che ha trovato, ha detto, in buona salute ma comprensibilmente preoccupati. GENITORI PAGANI: “HANNO DIRITTO DI TORNARE A CASA” «Mio figlio e gli altri due operatori di Emergency hanno diritto di tornare a casa»: così il padre di Matteo Pagani, presente in Piazza S.Giovanni insieme alla moglie e al segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, di cui sono amici. I coniugi Pagani si dicono fiduciosi in un esito positivo della vicenda: «Stanno lavorando – dice la mamma Gabriella – spero che mio figlio e gli altri stiano bene e vengano rilasciati presto. Certo, ieri sembrava che la situazione stesse migliorando. Siamo stati e siamo molto in pensiero». Raccontano di essere stati avvertiti dell’arresto del figlio il giorno stesso da Emergency e dalla Farnesina. Matteo, benchè giovane (ha 28 anni) presta la sua opera da tempo in organizzazioni umanitarie. «È arrivato a Emergency quasi per caso – spiega la madre – l’organizzazione gli ha offerto un contratto di cinque mesi da logista e lui è stato ben felice di accettare. Era contento e ci ha sempre detto che andava tutto bene». Alla domanda se si sentano sostenuti dal governo italiano, il padre risponde: «Ci ho messo tre giorni a capire se stavano lavorando per la liberazione. Ora sono convinto di sì». AVVENIRE: “GARANTIRE DIRITTI” La priorità è che in Afghanistan vengano garantiti i diritti dei cooperanti italiani arrestati, ed anche per questo, nella manifestazione convocata oggi a Roma da Emergency, vanno evitate «rivalse polemiche – e politiche – controproducenti». È quanto sostiene Avvenire, giornale dei vescovi italiani, in un editoriale dedicato al caso degli operatori di Emergency arrestati dalle autorità afghane. «Aldilà delle perplessità, delle recriminazioni e del sacrosanto allarme», scrive il quotidiano della Cei, «resta ora di gran lunga prevalente la necessità di conseguire lo scopo principale: tutelare, assicurare una giusta difesa e – ce lo auguriamo – riportare a casa quanto prima i tre italiani in mano alla ‘security’ nazionale afghana». A questo scopo, prosegue Avvenire , «non sarà indifferente neppure il clima della manifestazione che i vertici di Emergency hanno indetto per oggi a Roma». Secondo il giornale dei vescovi, «proprio nel momento in cui si registrano i primi segnali di apertura, conviene a tutti mantenere i nervi saldi e rinunciare a rivalse polemiche – e politiche – controproducenti». «La moderazione mostrata ieri da Gino Strada – conclude Avvenire – e il suo appello a non strumentalizzare il raduno di San Giovanni sembrano averlo inteso. Speriamo che la piazza non lo smentisca». STRADA: “CI SARA’ ESCALATION DI VIOLENZA” «Agli operatori dell’informazione dico: tenete gli occhi aperti su quello che accadrà nei prossimi mesi nella regione. Se ci sarà, come credo, una escalation degli attacchi e della violenza, ciò potrebbe spiegare la voglia di togliere di mezzo le fonti di informazione che non siano militari»: così Gino Strada, a proposito dell’arresto dei tre operatori italiani di Emergency e della chiusura dell’ospedale di Lashkar Gah. Ci sono tanti interrogativi, secondo Strada, che restano irrisolti, e primo fra tutti il motivo dell’aggressione. Un’operazione, sottolinea, «premeditata, preparata, organizzata» perchè «sicuramente le armi non sono state introdotte dallo staff italiano di Emergency». Se nei prossimi mesi ci saranno battaglie in quella zona, l’ipotesi che si sia voluto impedire che trapelassero gli orrori si farà certezza«. STRADA: “MANIFESTAZIONE? NON DIVENTI POLITICA” «Abbiamo la sensazione che domani ci sarà tantissima, tantissima gente»: Gino Strada e la figlia Cecilia, rispettivamente fondatore e presidente di Emergency, sono fiduciosi nella riuscita della manifestazione di sostegno all’organizzazione umanitaria, che si terrà domani pomeriggio a piazza San Giovanni a Roma. Ma non vogliono che si trasformi in una manifestazione politica: «nessuno ci metta il cappello sopra» ha avvertito il fondatore. Una manifestazione, quindi, che deve essere senza bandiere di partiti. «Le lascino a casa, vogliamo solo le bandiere bianche di Emergency» ha detto Gino Strada, spiegando che si tratta di una manifestazione «abbastanza spontanea, organizzata in quattro giorni». «Sappiamo di avere il sostegno dei cittadini italiani – ha detto Cecilia – anche alla luce delle 340 mila firme raccolte finora al nostro appello. E si tratta di un sostegno trasversale, non solo da parte dei nostri soliti sostenitori». «La questione – ha aggiunto la presidente dell’ong – non riguarda solo Emergency ma la credibilità del nostro Paese. Può costituire un precedente pericoloso per tutti gli operatori italiani». SONO STATI TRATTATI BENE I tre operatori di Emergency sono sati trattati bene. Lo hanno detto loro stessi ai diplomatici italiani, l’ambasciatore italiano Claudio Glaentzer e l’inviato di Frattini Massimo Iannucci. Lo riferisce una nota della Farnesina, spiegando che durante l’incontro i tre «hanno tenuto a ringraziare il Direttore della struttura per il trattamento finora loro garantito ed il governo italiano per l’attenzione con cui sta seguendo la vicenda». STRADA: «NON TRASCURABILE RUOLE DEGLI INGLESI» Gino Strada non esclude un ruolo dei britannici (che comandano le forze internazionali della regione) nell’arresto dei tre operatori italiani dell’ong in Afghanistan. Il fondatore di Emergency, in una conferenza stampa, ha sottolineato che «i sondati inglesi sono entrati nel nostro ospedale di Lashkar Gah insieme a quelli afghani» e ha detto: «come si permette il governo inglese di mandare militari armati in un ospedale gestito da una ong italiana? Che sarebbe successo se militari italiani avessero fatto irruzione in un ospedale gestito da una ong inglese?». Ha poi aggiunto che «il governo afghano ha bisogno della presenza di 150.000 militari di altri Paesi: è ragionevole perciò pensare che chi decide non sono alla fine gli afghani, che contano poco in questo momento laggiù». «Le forze afghane – ha detto poi Cecilia Strada, presidente di Emergency – non avrebbero potuto svolgere un’operazione del genere senza avvertire il comando inglese». «STANNO BENE» Sono in buone condizioni i tre operatori di Emergency. Lo si apprende da fonti della Farnesina, dopo l’incontro con l’inviato della Farnesina Massimo Iannucci e l’ambasciatore a Kabul Claudio Glaentzer. Matteo dell’Aira, Marco Pagano e Matteo Garatti, fermati sabato scorso dalla polizia afghana, si trovano ora, secondo quanto riferisce una nota della Farnesina, in una struttura detentiva nei pressi di Kabul. «Durante l’incontro protrattosi per circa un’ora – si legge nella nota – la delegazione italiana ha potuto appurare le buone condizioni di salute di cui godono i tre connazionali. Il Ministro Frattini ha provveduto ad informare le famiglie dei tre italiani dell’incontro rassicurandole del loro stato di salute e detenzione». «Durante l’incontro – conclude la nota – i tre connazionali hanno tenuto a ringraziare il Direttore della struttura per il trattamento finora loro garantito ed il governo italiano per l’attenzione con cui sta seguendo la vicenda». «IN ANSIA PER IL FUTURO» I tre operatori di Emergency sono «in ansia, soprattutto perchè non è chiaro il loro futuro». Lo ha detto l’inviato di Frattini a Kabul Massimo Iannucci, prima della conferenza stampa che sta per tenere a Kabul, subito dopo l’incontro di un’ora avuto con i connazionali. CHIUSO L’OSPEDALE, VIA I PAZIENTI L’Ospedale di Emergency a Lashkar-gah, in Helmand, è ormai chiuso e i pazienti in condizioni più serie sono stati trasferiti nell’ospedale governativo di Bost. Lo hanno reso noto oggi diverse fonti locali. IL LEGALE: «DETENUTI ILLEGALMENTE» Nei confronti dei tre operatori italiani di Emergecy arrestati in Afghanistan sono stati violati tre principi del codice penale afgano e la loro detenzione è illegale. Ne è convinto l’avvocato Afzal Nooristani, scelto dall’ambasciata italiana per difendere i tre italiani che, in un’intervista a La Stampa precisa quali sono le violazioni a danno dei suoi assistiti. «Le tre persone in stato di detenzione – afferma – non hanno potuto chiamare l’esterno, contattare la famiglia, come è loro diritto. Non hanno potuto nominare, nè parlare con un avvocato e non sono neppure state formalizzate le accuse contro di loro. Al momento non sappiamo di cosa sono accusati veramente». L’avvocato aggiunge che non è ancora nota la località dove i tre sono stati trasferiti. «Sappiamo che sono in un centro di detenzione delle Forze di sicurezza ma non sappiamo in quale dipartimento» e rispetto a quale sia il corpo di polizia che detiene gli italiani, Nooristani precisa che si tratta del National Directorate of Security, un organo a cavallo tra i civili e i militari CECILIA STRADA: «DOBBIAMO PARLARE COL PREMIER» Dopo l’arresto dei tre operatori italiani di Emergecy in Afghanistan, da Kabul non stanno arrivando «grandi risposte», per questo occorre capire se, come dice il ministro degli Esteri Franco Frattini, l’Afghanistan è davvero un Paese amico o se l’amicizia è «a senso unico». Attende risposte Cecilia Strada, figlia di Gino e presidente di Emergency. In un’intervista al Giornale chiede che gli operatori della Ong e i sei locali arrestati vengano messi a disposizione della procura, «che significa ufficialità, un magistrato e assistenza legale». Inoltre, chiede di parlare con il premier, Berlusconi. «Stiamo cercando di parlare con il presidente Berlusconi – dice – ma non abbiamo ancora ricevuto una sua telefonata». Sull’irruzione nell’ospedale della provincia di Helmand e i sui motivi che hanno portato agli arresti, Cecilia Strada, afferma: «chiunque, con un minimo di buon senso, si rende conto che sono accuse ridicole». IERI I TRE MEDICI TRASFERITI A KABUL L’inviato speciale per l’Afghanistan e il Pakistan del Ministro degli Esteri Franco Frattini, Ambasciatore Iannucci, ha stamane comunicato che i tre medici italiani di Emergency sotto fermo di polizia sono stati trasferiti da Helmand a Kabul dove potranno, nella giornata di domani, essere visitati dall’Inviato speciale del Ministro e dall’Ambasciatore italiano a Kabul, Claudio Glaentzer. Lo si apprende da fonti della Farnesina. L’Ambasciatore Iannucci incontrerà stamane il Presidente Karzai per recapitare il messaggio del Ministro Frattini e la lettera del Presidente del Consiglio Berlusconi. LA RUSSA: «KABUL HA UN DEBITO CON NOI» «La nostra non è una cortese richiesta, ma una precisa domanda di rispetto» e l’Afghanistan «ha nei confronti dell’Italia un debito di riconoscenza» e quindi «non potrà non considerare la precisa richiesta di garantire i diritti di difesa dei tre italiani arrestati». Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa conversando con i giornalisti in Transatlantico in merito all’arresto dei tre volontari di Emergency. «Abbiamo chiesto – ha proseguito La Russa – che si accelerino i tempi di definizione della questione e che venga consentita una visita al giorno a un delegato dell’ambasciata italiana». Guardando ai problemi di un paese in piena fase di transizione anche per quanto riguarda gli aspetti della giustizia, il ministro ha spiegato che se «è normale che per quei paesi i tempi siano più lunghi» è anche vero che «c’è un tempo di massima e noi chiediamo che si formalizzi al più presto l’accusa, così che vengano garantiti anche i diritti di difesa degli imputati». STRADA: «QUESTO GIOCO DEVE FINIRE» «Questa montatura è destinata a crollare, nonostante la complicità di pochi mediocri». A parlare è Gino Strada, fondatore di Emergency, in una lettera a La Repubblica, nella quale ricostruisce l’irruzione delle forze di sicurezza afgane nell’ospedale di Lashkargah, che ha portato all’arresto di tre operatori della Ong. Secondo la ricostruzione, in un’operazione molto rapida, i militari sono entrati nell’ospedale, puntando direttamente verso un magazzino, all’interno del quale «senza neppure controllare le centinaia di scatole sugli scaffali» hanno trovato due scatole contenenti armi, «già pronte sul pavimento in mezzo al locale». Da qui l’accusa ai tre italiani di stare preparando un complotto ai danni di un governatore locale, in cambio di un compenso milionario. «Neanche un demente potrebbe credere a una simile accusa – scrive Strada -. La maggior parte dei razzi e delle bombe a Lashkargah ha come obiettivo il palazzo del governatore: chi sarebbe così cretino da pagare mezzo milione di dollari per un attentato, visto che c’è chi cerca già di compierlo gratuitamente?». Secondo Strada si accusa Emergency di curare i talebani. Accusa per la quale il fondatore dell’organizzazione si ritiene colpevole, «noi curiamo anche i talebani» afferma ma soprattutto «curiamo i civili afgani che sono la grande maggioranza delle vittime della guerra». «Adesso – conclude – è ora che chi di dovere tiri fuori i nostri ragazzi. Può farlo bene e in fretta». PRESTO LIBERO UNO DEI MEDICI Uno dei tre operatori di Emergency «potrebbe essere liberato, se non ci sono altri elementi di prova». Lo ha detto il Ministro degli esteri Franco Frattini, riferendo a Montecitorio. Ma alcune dichiarazioni fatte «fuori da questo parlamento», come quelle di «Gino Strada, in cui, in questi momenti, si accusano gli Usa, la Nato e l’Isaf», di certo «non aiutano l’azione diplomatica», ha detto Il ministro. FRATTINI: “VOGLIAMO CONOSCERE LE ACCUSE” «Desidero conoscere con urgenza – ha detto il Ministro – la configurazione delle accuse che vengono mosse» ai tre operatori di Emergency; «gli elementi di prova» ed essere certi che «sia garantito il loro il diritto pieno alla difesa». Per questo sono state prese alcune iniziative e per questo l’ambasciatore italiano a Kabul è stato incaricato di consegnare «una lettera del premier al presidente afghano Karzai». L’Italia «ha diritto ad avere risposte rassicuranti, anzitutto per l’accertamento della verità dei fatti». Così il ministro degli Esteri ha concluso il suo intervento davanti alle Commissioni Esteri congiunte sulla vicenda dei tre cooperanti di Emergency arrestati in Afghanistan. Il titolare della Farnesina ha inoltre ribadito che l’Italia si muoverà secondo due principi: «tutelare i nostri connazionali» e «aiutare il Paese cui siamo legati da amicizia verso la stabilizzazione». BERLUSCONI SCRIVE A KARZAI È stata recapitata al presidente Afghano Karzai una lettera per chiedere risposte «urgenti e concrete». Lo ha detto il Ministro degli esteri Franco Frattini, riferendo a Montecitorio sulla vicenda dei tre operatori di Emergency fermati in Afghanistan. La lettera del premier Berlusconi, ha spiegato il Ministro nel corso della sua audizione a Montecitorio, è stata recapitata al presidente afghano dall’inviato del ministro degli esteri Franco Frattini, Attilio Massimo Iannucci.


